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INFORMATIVE: TUTELA DELLA PROPRIETÀ INDUSTRIALE

INFORMATIVE: TUTELA DELLA PROPRIETÀ INDUSTRIALE

A seguito dell'accordo con lo studio Parolin Legal di Montebelluna, è possibile richiedere presso le sedi di Asolo e Montebelluna la consulenza in ambito di contrattualistica internazionale e tutela proprietà industriale (marchi/brevetti), un’iniziativa per rispondere alle esigenze in tema export e internazionalizzazione, una soluzione e opportunità valutata sempre più dalle realtà imprenditoriali anche di piccola dimensione.
Informazioni: Ufficio promozione economica, Marta De Nardo T. 0423 527906 – m.denardo@am.confart.tv




INFORMATIVE SULLA TUTELA DELLA PROPRIETÀ INDUSTRIALE (marchi/brevetti)

Ecco le informative periodiche sulla gestione di marchi e brevetti, utili a conoscere più da vicino questa opportunità utile per tutelare le proprie produzioni ed il nome stesso della propria azienda.

3° informativa: Perché registrare un marchio (dr.ssa Laura Zanatta | Parolin Legal)
Abbiamo visto che un marchio consiste in quel segno che distingue i vostri prodotti da quelli di tutti gli altri: la sua funzione principale è quella di “origine” in quanto, grazie al marchio, si riconosce la provenienza di un prodotto o di un servizio da una certa impresa.
Spesso attrae più il marchio che il prodotto in sé ed i consumatori ripongono fiducia nel marchio prima ancora di conoscere un nuovo prodotto. Il merchandising è un esempio evidente di come un marchio, nato con la funzione primaria di indicare l’origine di un prodotto o servizio, diventi un bene autonomo di grande valore.

Nel mio precedente articolo ho parlato del fatto che nel nostro ordinamento giuridico non esiste un obbligo di registrazione del marchio: voi potete evitare di registrare il vostro segno distintivo dando così origine al marchio di fatto. Il diritto a utilizzare un marchio, infatti, non è legato alla sua registrazione, ma sorge con il semplice uso di fatto.
Tuttavia, è sempre consigliabile procedere alla registrazione del marchio, e in questo articolo vi spiego perché.

Per chi inizia un’attività registrare il proprio marchio:
• ha un’importanza strategica davvero rilevante,
• accresce la reputazione e
• consente di mettere in cassaforte un bene destinato ad aumentare in misura esponenziale il suo valore economico.
Un marchio registrato attribuisce diritti esclusivi che consentono di impedire l’uso non autorizzato, da parte di altre imprese, dello stesso marchio o di un marchio simile.
Non registrando il marchio si rischia di compromettere gli investimenti fatti per promuovere la vendita di un prodotto o un servizio, in quanto un'impresa concorrente potrebbe adottare un marchio simile, confondendo i consumatori che potrebbero dirigersi verso i suoi prodotti o servizi invece che verso i vostri.
Il che, oltre a far diminuire i vostri profitti, rischia di danneggiare sia la vostra reputazione che la vostra immagine, soprattutto se il prodotto del concorrente è di qualità inferiore.
Un bene che rende.
Inoltre, è importante ricordare che il marchio registrato è uno strumento molto interessante anche in virtù delle possibili ulteriori operazioni di sfruttamento commerciale dello stesso.
Il marchio, infatti, è un bene che può essere ceduto, “affittato” e sfruttato al pari di ogni altro bene dell’azienda: tramite la cessione, la concessione di licenze, il merchandising, la sponsorizzazione, il franchising, l’azienda può incassare royalties ed ammortizzare i costi sostenuti.
Può inoltre essere utilizzato per accedere a nuove fonti di finanziamento, quali strumenti finanziari tradizionali (mutui, leasing ecc.) o soluzioni strutturate, studiate specificatamente per le esigenze dell’impresa (ad esempio, cartolarizzazioni dei contratti di licenza).
Tra i numerosi vantaggi, non si dimentichi peraltro che con il trascorrere del tempo il marchio aumenta di valore e può rappresentare, da solo, una voce fondamentale del patrimonio societario iscrivibile a bilancio.
Non a caso, nelle cessioni di azienda, il marchio rappresenta spesso il bene più importante e più ambito.

Dunque il deposito e la successiva registrazione di un marchio costituiscono una importante opportunità di sviluppo e accrescimento del patrimonio di un’impresa attraverso la graduale acquisizione di quote di mercato e il consolidamento della propria immagine e reputazione.

I passi giusti.
Ora che avete capito l’importanza di registrare il marchio, qualora vi decideste di procedere con il deposito, vi consiglio di rivolgervi a un professionista del settore (avvocato o consulente in proprietà industriale), il quale vi seguirà passo passo nel vostro cammino verso la protezione del vostro marchio.
La procedura di deposito in sé, infatti, è il passaggio finale di un processo articolato che vi porta a definire al meglio il tipo di marchio da registrare, le classi merceologiche di interesse e i mercati nei quali proteggerlo.
Per arrivare a definire tutti questi aspetti rilevanti e procedere evitando di incorrere in errori o, peggio, opposizioni da parte di terzi, è necessario l’intervento di un esperto in materia, il quale:
• Esegue accurate ricerche di anteriorità per valutare se esistono marchi uguali o simili tramite banche dati di complessa consultazione (non basta digitare un nome su Google),
• Studia il vostro prodotto e il vostro mercato per indirizzarvi verso le classi merceologiche da rivendicare e sui prodotti di interesse attuali e futuri,
• Suggerisce i mercati di sviluppo possibile per il vostro marchio e vi segue nei depositi esteri (le cui regole variano da Paese a Paese).
Si tratta di un piccolo investimento iniziale che talvolta viene sottovalutato, ma che risulta di grande importanza per un imprenditore che vuole essere presente in un mercato globalizzato con un marchio forte che porta guadagno e prestigio all’impresa e la aiuta nella sua crescita verso il successo.


2° informativa: Il marchio di fatto (dott.ssa Laura Zanatta | Parolin Legal)
Nel nostro ordinamento giuridico non esiste un obbligo di registrazione del marchio: l'imprenditore può non registrare il proprio segno distintivo dando così origine al marchio di fatto.
Il diritto a utilizzare un marchio, infatti, non è legato alla sua registrazione, ma sorge con il semplice uso di fatto da parte dell’imprenditore.
Sebbene sia sempre consigliabile effettuarne la registrazione, è possibile comunque utilizzare un marchio mai registrato, oppure registrarlo in un momento successivo rispetto all’inizio dell’attività commerciale (ad esempio, dopo aver testato il successo di un prodotto o quando l’impresa è avviata ed è possibile sostenere le spese di registrazione).
L’uso giuridicamente rilevante del marchio è quello che coinvolge un quantitativo di prodotti che assume una certa consistenza, da valutare in relazione alle dimensioni del mercato di quel prodotto.
L’uso non può essere occasionale, a titolo di campionatura o di sondaggio del mercato.
Il rischio legato all’uso – anche temporaneo – del marchio di fatto è che, nel frattempo, un terzo potrebbe registrare un marchio uguale o simile. In tal caso è possibile ricorrere al giudice, chiedendo che venga dichiarata la nullità del marchio depositato successivamente, ma a certe condizioni di cui parleremo in seguito.
Il valore del marchio di fatto è strettamente legato alla sua notorietà presso il consumatore e all'ambito territoriale in cui lo stesso è conosciuto.
L’imprenditore che usa un marchio di fatto a livello locale (per esempio in una sola regione) non può opporsi alla registrazione di un marchio uguale o simile al proprio sul territorio nazionale perché, dato che viene usato solo a livello locale, non fa venire meno il carattere della novità del marchio che si va a registrare. Egli potrà quindi continuare a usare il proprio marchio di fatto in ambito locale, ma perderà la possibilità di depositarlo.
Nella realtà attuale, il fenomeno pubblicitario e la crescente mobilità dei consumatori restringono notevolmente i casi di notorietà puramente locale, perché consentono a un prodotto contraddistinto da un certo marchio, se pur prevalentemente (o anche esclusivamente) commercializzato in una determinata realtà locale, di essere noto anche al di fuori di essa.
La notorietà locale pare quindi doversi individuare nei casi in cui il marchio contraddistingua beni o servizi che, per loro natura, difficilmente possono essere conosciuti al di fuori di un certo ambito locale (si pensi a un piccolo negozio di sartoria o a un servizio di guida per turisti di una certa località). In ogni caso, quando i prodotti vengono pubblicizzati e venduti in un ambito regionale è ragionevole presumere che quel marchio sia conosciuto – in misura maggiore o minore – anche al di fuori dell’ambito di concreta operatività dell’impresa che lo utilizza. In tal caso ai titolari di un marchio registrato è preclusa l’azione di contraffazione contro il titolare del marchio di fatto ai sensi degli art. 2571 c.c. e 12, co. 1, lett. a, c.p.i.
Il marchio di fatto potrà continuare a esistere ma solo per i prodotti e il territorio di riferimento, senza la possibilità di sviluppi futuri in altri ambiti.
Se invece il marchio di fatto ha assunto una notorietà a livello nazionale, il titolare può chiedere la nullità del marchio identico o simile successivamente registrato da terzi per prodotti e/o servizi identici e/o affini, per mancanza di novità.
La tutela del marchio di fatto va rinvenuta nelle norme sulla concorrenza sleale confusoria, di cui all’art. 2598, n. 1, c.c., ragion per cui la possibilità di far valere i diritti acquisiti su un marchio non registrato sussiste nella misura in cui vi sia una possibilità di confusione tra il pubblico. Per valutare l’esistenza di un simile rischio, non può essere trascurato il modo in cui i segni distintivi sono usati e percepiti dal pubblico di riferimento: se i consumatori, infatti, nonostante l’identità del segno, sono in grado di individuare correttamente la provenienza dei prodotti (recanti lo stesso segno) da due imprenditori diversi, deve escludersi anche quel rischio di confusione che le norme sulla concorrenza sleale vogliono scongiurare.
L’azione giudiziaria deve essere iniziata entro 5 anni dalla scoperta della registrazione illegittima.
Decorso questo termine, il marchio registrato successivamente diviene valido; infatti, in base all’art. 28 del c.p.i., se il titolare di un marchio di fatto noto a livello non puramente locale (quindi a livello nazionale o su gran parte di esso), essendo a conoscenza dell’esistenza di un successivo marchio registrato, ne tollera l’uso per un periodo di 5 anni, non ne può domandare la nullità, né si può opporre all’uso del marchio registrato per i prodotti o servizi in relazione ai quali il detto marchio è stato usato. Dunque il successivo marchio registrato viene convalidato solo in relazione ai prodotti o servizi per i quali è stato usato e non anche in relazione a quelli affini.
Come si può facilmente capire, la tutela del marchio di fatto è minore rispetto a quella del marchio registrato, in quanto con la registrazione il titolare del marchio assume una esclusività piena di uso del marchio stesso, mentre il riconoscimento dei diritti in capo al titolare del marchio di fatto è meno agevole perché necessitano di elementi probatori di non sempre facile acquisizione.
La registrazione di un marchio costituisce un limite per i terzi, i quali non possono registrare un segno già oggetto di registrazione, la mancata registrazione, invece, lascia sussistere in capo al suo titolare il rischio di dover tollerare che altro imprenditore registri ed utilizzi lo stesso marchio.
Per questi motivi, la registrazione del marchio, anche già in uso da tempo, rimane sempre la soluzione migliore da adottare.


1° informativa: il Marchio (dr.ssa Laura Zanatta | Parolin Legal)
Il marchio distingue i vostri prodotti da quelli di tutti gli altri, infatti, la funzione principale del marchio è quella di “origine” in quanto grazie al marchio si riconosce la provenienza di un prodotto o di un servizio da una certa impresa.
Il marchio inoltre racchiude i vostri valori agli occhi della clientela, fornisce garanzie di qualità e affidabilità, é quindi una risorsa preziosa da tutelare e valorizzare, anzi, può essere il vostro bene più prezioso.
Secondo l'art. 7 del Codice della Proprietà Industriale (CPI), possono costituire oggetto di registrazione come marchio d'impresa tutti i segni rappresentabili graficamente: parole (compresi i nomi di persone), disegni, lettere, cifre, suoni, forma del prodotto o della confezione di esso, combinazioni o tonalità cromatiche. Così, un suono può essere registrato come marchio, riportando su un pentagramma le note musicali che lo compongono.
Ogni segno può essere considerato un marchio a condizione che venga riconosciuto come un elemento distintivo.
Un marchio può essere costituito da parole, lettere, numeri, disegni, forme o combinazioni degli stessi, suoni e colore.
Esempi marchi:
• Marchio denominativo: la scritta “SAMSUNG”
• Marchio formato da una sola lettera: M di Mc Donald’s
• Marchio formato da numeri: 46, registrato da Valentino Rossi
• Marchio misto: WWF con l’immagine del panda
• Marchio di colore: il lilla della Milka
• Marchio di forma: la bottiglia della Coca-cola
• Marchio di suono: intro della 20th Century Fox
• Marchio olfattivo: odore di erba tagliata per le palline da tennis
Gli altri segni distintivi
Il marchio non è l’unico segno distintivo. Ne esistono altri quali la ditta, la ragione o denominazione sociale, l’insegna e il nome a dominio, ciascuno dei quali è ricollegato a un’impresa che produce prodotti o svolge servizi.
La ditta è il nome sotto il quale l’imprenditore individuale esercita la sua attività. La ditta (al pari della ragione sociale o della denominazione sociale) identifica un soggetto che produce beni o svolge servizi; mentre il marchio identifica i beni o servizi.
La ragione sociale o denominazione sociale. Tutte le società (di persone o di capitali) devono avere un nome. Nel caso di società di persone - ovvero le società semplici, le società in nome collettivo e le società in accomandita semplice - questa si chiama ragione sociale, mentre nelle società di capitali - ovvero le società per azioni, le società in accomandita per azioni e le società a responsabilità limitata - esso si chiama denominazione sociale.
L’insegna tradizionalmente serve a individuare e distinguere il locale in cui è esercitata l’attività (cioè il negozio, il laboratorio, il magazzino, ecc.).
Il nome a dominio è il segno distintivo che contraddistingue un sito internet.
I marchi e gli altri segni distintivi hanno la stessa disciplina, quindi è vietato adottare un’impresa, una ragione sociale, un’insegna o un nome a dominio identici o simili a un marchio altrui se questo può generare confusione in capo al consumatore.
In allegato il formato completo stampabile.