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REGIME DI CASSA

REGIME DI CASSA

A partire dal periodo d’imposta 2017, sono operative le nuove regole di determinazione della base imponibile Irpef e Irap per le imprese minori in contabilità semplificata. 

Scopo è evitare gli effetti negativi per le “imprese minori” derivanti dal ritardo dei pagamenti e dal credit crunch. Inoltre, il nuovo meccanismo di determinazione del reddito mira a avvicinare il momento dell’obbligazione tributaria alla disponibilità di mezzi finanziari, evitando che le imprese siano costrette a pagare imposte su proventi non ancora incassati.

AMBITO SOGGETTIVO
I soggetti interessati dalle nuove regole sono le imprese in regime di contabilità semplificata ovvero:
persone fisiche che esercitano imprese commerciali
imprese familiari e aziende coniugali
società di persone commerciali (Snc e Sas)
società di armamento e società di fatto
enti non commerciali (con riferimento all’attività commerciale eventualmente esercitata)

Qualora i ricavi percepiti (imputati per cassa) in un anno, ovvero conseguiti (rilevanti per competenza) nell’esercizio precedente a quello di ingresso nel regime semplificato non abbiano superato l’ammontare di 400mila euro, per le imprese aventi a oggetto prestazioni di servizi, ovvero di 700mila euro, per le imprese aventi a oggetto altre attività.

MODALITA’ DI DETERMINAZIONE DEL REDDITO
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 8/E del 7 aprile 2017, che evidenzia che il nuovo articolo 66 del TUIR, come modificato dalla legge 232/2016, applicabile alle imprese minori, con cui è stato introdotto il nuovo regime di cassa che è un metodo di determinazione, in deroga al criterio di competenza, sia del reddito ai fini delle imposte dirette che, di conseguenza, sia anche ai fini della determinazione della base imponibile Irap, e che il, predetto, criterio di cassa non è applicabile a tutte le operazioni economiche.
In particolare, l’Amministrazione finanziaria, ritiene che il criterio di cassa riguardi solo le principali operazioni attive e passive dell’impresa (in sostanza vendite, prestazioni e acquisti di beni e servizi) mentre per le altre operazioni resta ancora applicabile il criterio della competenza.
Per cui le plusvalenze, minusvalenze sopravvenienze attive o passive sono imponibili e/o deducibili per competenza, cosi come continueranno a rilevare per competenza anche le quote di ammortamento, i leasing (di cui anche il maxi canone), le spese per prestazioni di lavoro, gli oneri di utilità sociale, i componenti derivanti dalla assegnazione dei beni ai soci o dalla destinazione dei medesimi a finalità estranee all’esercizio dell’impresa. Tale precisazione trova fondamento nella stessa norma che ha confermato le regole di determinazione e imputazione temporale, a norma degli articoli 86, 88 e 101 del TUIR, di alcuni componenti positivi e negativi.

L’Agenzia delle Entrate, in particolare, ha affermato che il maxi canone di leasing debba essere dedotto secondo il principio di competenza secondo la disciplina prevista dal comma 7 dell’articolo 102 del TUIR, essendo in tal caso irrilevante il momento del pagamento.
Altra precisazione fornita dall’Amministrazione finanziaria riguarda l’assegnazione dei beni ai soci o destinazione degli stessi a finalità estranee all’esercizio dell’impresa ritenendo che il valore normale dei beni, concorrerà alla formazione del reddito nel periodo di imposta di competenza, ossia nel periodo di imposta in cui è avvenuta l’assegnazione o la destinazione a finalità estranea.

RIMANENZE FINALI
Altra puntualizzazione, anche se non esaustiva, fornita dall’Agenzia delle Entrate riguarda le rimanenze finali che hanno concorso a formare il reddito dell’esercizio precedente, secondo il principio della competenza, siano portate interamente in deduzione del reddito del primo periodo di applicazione del regime. Per cui per l’Agenzia, le rimanenze finali, comprendono sia le rimanenze di merci e di lavori in corso su ordinazione di durata infrannuale, che quelle relative ai lavori in corso su ordinazione di durata ultrannuale, nonché le rimanenze dei titoli.

CAMBIO DI REGIME
Al fine di evitare salti o duplicazioni di imposta in caso di passaggio dal regime di competenza al regime di cassa e viceversa, è previsto che, i ricavi e le spese che hanno già concorso alla formazione del reddito, in base alle regole del regime di determinazione del reddito di impresa adottato, non assumono rilevanza nella determinazione del reddito negli anni successivi.
Ad esempio un ricavo derivante dalla prestazione di servizi ultimata nel 2016, concorre alla determinazione del reddito di tale periodo di imposta, a norma dell’articolo 109, comma 2, del TUIR, ancorché il corrispettivo non sia stato incassato. Conseguentemente, il corrispettivo di tale prestazione di servizi quando sarà incassato, ad esempio, nel 2017, non determinerà l’emersione di un ricavo imponibile.

REGISTRAZIONI CONTABILI
L’articolo 18 del D.P.R. n. 600/1973, come modificato dalla legge 232/2016, statuisce per le imprese minori a partire dal 2017 quali registri contabili saranno obbligate a tenere. Con la circolare in commento, l’Agenzia, puntualizza che, qualora l’incasso o il pagamento non avvenga nell’anno di registrazione del documento contabile, il comma 4, dell’articolo su citato prevede che, in luogo delle singole annotazioni sui registri Iva, sia riportato l’importo complessivo dei mancati incassi o pagamenti, con l’indicazione delle fatture cui le operazioni si riferiscono.
In ottica di semplificazione il comma 5 dell’art. 18 Dpr 600/73 consente al contribuente di non effettuare tali annotazioni, esercitando una specifica opzione, vincolante per almeno un triennio. Per cui in base a tale opzione il ricavo si intenda incassato e il pagamento effettuato alla data di registrazione del documento contabile. Pertanto, laddove il contribuente registri la fattura di acquisto entro i termini previsti dall’articolo 19 del DPR n. 633 del 1972 per la detrazione dell’imposta attribuitagli in rivalsa, ai fini delle imposte sul reddito tale data di registrazione coinciderà con la presunta data dell’avvenuto pagamento.

REGISTRI CONTABILI
L’Agenzia delle Entrate spiega che l’art. 18, comma 2, del DPR n. 600 del 1973, prevede l’obbligo, per le imprese minori, esonerate dalla tenuta delle scritture contabili di annotare cronologicamente in un apposito registro, i ricavi percepiti indicando per ciascun incasso: il relativo importo, le generalità, l’indirizzo e il comune di residenza anagrafica del soggetto che effettua il pagamento, gli estremi della fattura o altro documento emesso. In un diverso registro i medesimi soggetti hanno l’obbligo di annotare le spese sostenute nell’esercizio.

Tuttavia, conclude l’Agenzia, ai sensi del successivo comma 4, tali registri possono essere sostituiti dai registri Iva, a condizione però, che vengano rispettati i requisiti necessari per la determinazione del reddito secondo il principio di cassa, ossia:
•separata annotazione delle operazioni non soggette a registrazione ai fini IVA;
•annotazione entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi degli altri componenti positivi e negativi di reddito diversi sa ricavi e spese;
•importo complessivo dei mancati incassi o pagamenti, indicando le relative fatture cui le operazioni si riferiscono.

Informazioni
Reparto Contabilità e Fiscale di Confartigianato AsoloMontebelluna:
T. 0423 5277 – info@am.confart.tv – www.confartigianatoasolomontebelluna.it